Mission impossible: la resurrezione della sinistra italiana

E’ IL TURNO DI LANDINI

                Adesso ci prova Maurizio Landini a ricomporre i resti della sinistra italiana. E' da qualche anno che, grazie alle sua popolarità mediatica, il segretario della FIOM è ritenuto l'unico in grado di ridare vita a forme di rappresentanza di una sinistra clinicamente morta. Ma perché decide di scendere in campo solo ora?

            Ci sono voluti 38 anni per portare la normalità confindustriale nei luoghi di lavoro: esattamente dal 26 gennaio 1977, data della firma dell'“Accordo interconfederale per la regolamentazione dell’indennità e degli scatti di anzianità, degli effetti anomali della scala mobile, delle festività, delle ferie, del lavoro a turno, del lavoro straordinario, della mobilità interna, delle assenze dal lavoro”, accordo che per la prima volta nella storia sindacale prevedeva esclusivamente vantaggi per i padroni e solo perdite di salario e diritti per i lavoratori. Oltre a Confindustria, due i soggetti responsabili della madre di tutte le rapine ai danni dei lavoratori: la troika sindacale, CGIL in testa con Luciano Lama che aveva fortissimamente voluto quell'accordo, e il PCI  che lo aveva sponsorizzato per favorire la sua marcia verso il governo del Paese, qualificandosi agli occhi di Confindustria come il miglior gestore di un capitalismo che usciva dai “trent'anni gloriosi” (1945-1975) ed entrava nella fase liberista.

            Quello del gennaio 1977 fu solo il primo di una lunga serie di accordi sindacali tutti interamente volti a sottrarre salario e diritti ai lavoratori. Da quel momento, il sindacato cessa di essere rivendicativo e diventa concertativo; la legittimità a rappresentare gli interessi dei lavoratori non la si cerca più presso i diretti interessati, ma la si riceve dalla controparte padronale.L'autunno del 1980 è la data ufficiale della disfatta della classe operaia organizzata, del cambio di fase del capitalismo, dell'inizio dell'agonia della sinistra e anche della fine del tradizionale ruolo antioperaio dei gruppi neofascisti.  Da quella data “non ci sarà più bisogno di devastare le Camere del Lavoro come negli anni Venti del secolo XX o far esplodere bombe come nel 1969 in piazza Fontana a Milano. Il capitalismo non ha più bisogno di delegare al braccio violento la difesa dei suoi interessi” (1). All'uopo basteranno il PCI-PDS-DS-PD, CGIL-CISL-UIL e infine Renzi. Grazie a questo eccezionale percorso avvenuto sempre sotto la supervisione del PCI, poi PDS-DS e infine PD, i lavoratori sono oggi alla totale mercé della controparte, e la coscienza di classe  è ormai un reperto archeologico novecentesco.

            Nel frattempo, all'interno del PD la componente ex picista, la finta sinistra, finta operaista, finta pacifista, liberista, sionista, guerrafondaia, quella  che per giustificare, agli occhi del “popolo della sinistra”, le sue politiche antipopolari contro lavoratori e pensionati evocava sempre il pericolo Berlusconi e lo spettro di un fascismo perennemente incombente sul nostro Paese, ebbene questa finta sinistra che fa una finta opposizione è stata emarginata, è diventata una trascurabile minoranza perché molti dei suoi componenti sono repentinamente saltati sul carro del vincitore. Grazie alla “non vittoria” elettorale del 2013 chiarezza è fatta: oggi il PD, naturale conclusione della sequenza PCI-PDS-DS, mostra finalmente con Matteo Renzi il suo volto più genuino, antidemocratico, autoritario, corrotto, mafioso, di fedele guardiano degli interessi del capitale e della finanza.

            La CGIL e Landini si sono accorti che, non avendo a questo punto più nulla da svendere, il sindacato come “comunità intermedia” è diventato un ente inutile anche per i padroni, tanto che Renzi può annunciare che la fase della “concertazione” è chiusa e il governo può benissimo decidere da solo, beninteso agli ordini di Confindustria e della Troika europea, sulle politiche del lavoro. La “Coalizione Sociale” di Landini è perciò solo il disperato tentativo di recuperare potere contrattuale per salvaguardare il carrozzone CGIL e FIOM ricreando una “nuova” sponda politica al sindacato.

            La prova più evidente della natura di questa iniziativa sta nella totale assenza di uno straccio di analisi sulle cause che hanno portato a questa situazione, né si è letta o sentita una minima autocritica sulle pesantissime responsabilità del sindacato. E perciò la proposta non può che limitarsi a indicazioni organizzative. Ad esempio, qualche giorno dopo l'uscita di Sergio Cofferati dal PD conseguente all'imbroglio delle primarie liguri, in un'intervista dal titolo “E Landini lo candida: 'Sergio può diventare lo Tsipras italiano. Dobbiamo andare oltre gli schemi classici'”,incalzato dal giornalista, Landini “ha come perso la pazienza ed è andato così giù diritto alle conseguenze che possono derivare dall'uscita di un personaggio come Cofferati dal PD”. Dice Landini che “ ... la sinistra non c'è più in Italia. Il dato, purtroppo, è ufficiale e definitivo. Siamo innanzi a un passaggio di drammatica rottura nella storia politica e sindacale del Paese(Corriere della Sera, 19 gennaio 2015)

            L'aspetto più drammatico non è la scomparsa “ufficiale”, “definitiva” della sinistra e men che meno la fine della fase concertativa, ma è che un personaggio di primo piano come Landini ha dovuto attendere l'uscita di Cofferati dal PD per accorgersene, quando ormai da qualche anno a questa parte più della metà degli italiani ha dimostrato col voto e col non voto che non c'è assolutamente “bisogno di sinistra in Italia”, o almeno, a voler essere ottimisti, non c'è più bisogno di quella sinistra vista all'opera nell'ultimo trentennio. Che ci azzeccano poi Cofferati con Tsipras e più in generale quest'ultimo con la sinistrata brigata Kalimera italiana? Praticamente nulla. Cofferati ha sempre fatto parte dell'establishment sindacale e politico ed è stato corresponsabile, al pari della sinistra tutta, delle politiche antipopolari promosse dai governi di centrodestra e centrosinistra orchestrate col sindacato. Alexis Tsipras ha sempre contestato l'establishment del suo Paese, non si è mai compromesso col Pasok, più o meno il corrispettivo del PD in Grecia. Poi, una volta al governo, Tsipras ha compiuto tre scelte incredibili, politicamente scorrettissime per gli standard sinistrorsi italiani: ha scelto di allearsi con ANEL, partito di destra, nazionalista,  antieuropeista, considerato xenofobo e antisemita; nel suo esecutivo non ha nominato neanche una donna ministro, e infine non solo si è opposto in sede europea alle sanzioni alla Russia, ma con Putin vuole addirittura entrare in affari. Se Tsipras facesse politica in Italia sarebbe già stato accusato di bieco antifemminismo per non aver adottato le quote rosa nella spartizione delle poltrone, nonché di farsela con la destra, con i fascisti (ANEL, Putin), e quindi squalificato come rossobruno. Insomma, un tipo da evitare, da isolare, da condannare da parte del tribunale dei guardiani dell'ortodossia antifascista, da espellere dalla sana comunità della sinistra sinistrata italiana.

            Questo ennesimo esperimento per un “nuovo” soggetto di sinistra vedrebbe da una parte Landini e la sua “coalizione sociale” fungere da catalizzatore dell'associazionismo, del volontariato, delle professioni; e dall'altra Cofferati con un'associazione culturale ad hoc sovrintendere a una “coalizione politica” pronta ad  accogliere dopo Civati qualche altro tragicomico dirigente fuoruscito dal PD. Su chi dovrebbe far parte della nuova “Costituente di sinistra” la confusione è massima, le posizioni diversissime, e sarà divertente assistere all'assemblaggio. Anche stavolta si è assistito al solito rito iniziale della conventio ad excludendum officiato dall'intellettuale di turno, in questo caso Stefano Rodotà che ha definito “zavorra” i microrganismi alla sinistra del PD: “Chi pensa di ricostruire un soggetto di sinistra o socialmente insediato guardando a SEL, Rifondazione, ALBA e minoranza PD sbaglia. Lo dico senza iattanza, ma hanno perduto una capacità interpretativa e rappresentativa della società” (Micromega, 22 gennaio 2015). La “zavorra” si muove velocemente: ad esempio Paolo Ferrero che punta a una “sinistra unita” vede Cofferati. Vi è poi la “generosa apertura” di SEL a intellettuali sfaccendati in crisi da visibilità mediatica ed esodati della sinistra “radicale” in crisi di astinenza da strapuntino che corrono ad arruolarsi. Insomma, i più svariati soggetti sopravvissuti, s'affollano per saltare sul barcone di Landini, Cofferati & Civati.

            Ciò che continua a latitare anche in quest'area è un'analisi spietata, senza sconti, non opportunista, sulle cause che hanno portato alla morte cerebrale della sinistra. Proporre l'ennesima aggregazione là dove nell'ultimo trentennio si sono registrati solo fallimenti senza ricercarne i motivi, è come continuare a ricostruire in un'area più volte terremotata senza accorgimenti antisismici. Negli ultimi anni, il panorama politico italiano è mutato profondamente. E' nato un nuovo movimento, il M5S che ha superato la plurisecolare dicotomia destra/sinistra; la Lega Nord da federalista, localista e secessionista è diventata nazionalista, sovranista, e cerca consensi anche al Sud; nel PD si è affermata con la rottamazione renziana una finta nuova, giovane classe dirigente per la gran parte incompetente, ma arrogante, autoritaria, vorace, assetata di soldi e di poltrone, iperliberista, abilitata dalle istituzioni europee a rappresentare gli interessi di banche, finanza, malaffare, grande evasione fiscale. Al netto dell'astensionismo, questi tre partiti sono quelli che, secondo i sondaggi, ricevono il maggior numero di consensi. Chi al contrario non ha cambiato nulla è in disarmo, in via di estinzione o è già scomparso. E' il caso di Forza Italia e della sinistra a sinistra del PD.

            Questa minisinistra non è più capace di leggere e d'interpretare la realtà: su questo, ma solo su questo, ha ragione Rodotà. E non ne è in grado perché è ancora completamente immersa in pieno Novecento e in qualche caso perfino nell'Ottocento. E' quell'inconveniente che nel cinema è detto asincronismo, che si verifica quando la colonna sonora non collima con quella visiva. La conseguenza di questo sfasamento è che si legge la realtà odierna con le categorie, i metri di misura del secolo scorso.

            Dell'uso del fascismo e di un ipocrita antifascismo come camouflage  (Berlusconi fascista, pericoloso per la democrazia!!) si è già accennato più sopra. E' servito agli ex comunisti pentiti, ai picisti, a mascherare per un trentennio la mutazione genetica del PCI-PDS-DS-PD e  ha consentito alla sua dirigenza di riciclarsi senza pagare prezzi elettorali elevati. Ma questa infinita riproposizione del fascismo come nemico principale, che dopo Berlusconi, Di Pietro, Grillo vede oggi in Salvini il “fascista di turno, ha contribuito in modo determinante alla disfatta culturale della sinistra a sinistra del PCI-PDS-DS-PD. Il fenomeno Salvini e la rinascita della Lega Nord che fino a un anno fa era un partito in estinzione, il suo mini-sfondamento nell'elettorato popolare sull'esempio del Front National, è la più lampante dimostrazione dei fallimenti di questa sinistra. Che sceglie anche in questo caso, dopo Berlusconi e Grillo, di liquidare il fenomeno della nuova Lega Nord come “fascista”, negandosi così non solo la possibilità di comprendere le origini del suo insorgere, ma, grazie anche alle contestazioni violente, di alimentarlo, di aiutarlo.            

            Il più macroscopico esempio dell'asincronismo di questa sinistra più o meno a sinistra del PCI-PDS-DS-PD lo si riscontra sulle questioni della difesa della Costituzione, della democrazia e della libertà. E' bene ricordare che la Costituzione di un paese occidentale a capitalismo consolidato come l'Italia è la risultante di un compromesso fra le esigenze di fase del capitalismo e i rapporti di forza fra le classi sociali. La nostra Costituzione del 1948, “figlia della Resistenza” e di quelli che Hobsbawm ha definito i “trent'anni gloriosi del capitalismo”,  rispecchiava appunto le esigenze del capitalismo del welfare-state , mentre la presenza nell'Assemblea Costituente di partiti, come il PCI e il PSI, garantiva gli interessi delle classe sociali meno abbienti. Questa felice combinazione è finita, kaput, dead, ma la sinistra non se n'è accorta o forse fa finta di non accorgersene. I valori di solidarietà espressi da quella Carta sono totalmente incompatibili con l'attuale fase del capitalismo, come ci hanno ripetutamente spiegato i padrini italiani e stranieri di Renzi e del PD. In quanto ai rapporti di forza tra le classi , ciascuno scelga se è il caso di piangere o di ridere. Anche la democrazia e le libertà disponibili ai cittadini devono perciò rispondere ad analoghi criteri di compatibilità con le esigenze della fase liberista del capitalismo. Ha ragione Renzi a dire che l'Italicum è un ottimo esempio di legge elettorale che forse verrà copiato da almeno la metà dei Paesi aderenti all'UE.

            Le vicende della Grecia, qualunque sia il loro epilogo, insegnano a tutti che per non sottostare ai ricatti europei sulla democrazia, sull'economia, non basta solo vincere le elezioni, ma per riportare a una vita dignitosa le classi sociali massacrate dalle politiche liberiste occorre un piano alternativo che preveda l'uscita da tutti i vincoli europei e la ricerca di nuovi partner commerciali e militari: un piano rivoluzionario insomma. Tertium non datur. In Italia, chi dice di voler difendere la Costituzione del 1948 e i suoi valori, i Revelli, i Rodotà, i Zagrebelsky, se non indica anche una strada nettamente alternativa alle politiche liberiste, non ha alcuna credibilità.

            A tutti questi elementari ragionamenti conseguenti ad una semplice osservazione della realtà passata e presente, la variegata sinistra a sinistra del PD non è ancora arrivata. Nè la stragrande maggioranza di questa sinistra mai ci arriverà. Perché è parte del sistema di potere capitalista, perché ha creduto e crede tuttora che l'unica democrazia possibile si possa realizzare nel capitalismo a cui occorre solo apportare qualche modifica più umanitaria. A questa sinistra residuale che ha prodotto e continuerà a sfornare tanti Gennari Migliore - le premesse ci sono tutte - in fin dei conti piace essere una minoranza a cui basta qualche comparsata in televisione per dimostrare di essere a parole difensore dei lavoratori. La proposta di Landini-Cofferati-Civati non sembra discostarsi da questo profilo. Data la popolarità dei personaggi, potrebbe darsi che questa volta l'iniziativa abbia un qualche successo. Invece per quanto riguarda i contenuti nessuna nuova, molto rumore per nulla.

Torino, 7 maggio 2015                                                                                Cesare Allara

(1) P. Borgognone,  prefazione a L'immagine sinistra della globalizzazione. Critica del radicalismo liberale., Zambon, di prossima pubblicazione.